Cass. Sez. III n. 8012 del 2 marzo 2026 (CC 12 feb 2026) 
Pres. Ramacci Rel. Macrì Ric. Tancredi
Urbanistica. Inefficacia della sdemanializzazione dell'uso civico ai fini della revoca dell'ordine di demolizione per immobili abusivi insanabili

In tema di reati edilizi, l’ordine di demolizione non può essere revocato o sospeso in forza della pendenza di un procedimento di sdemanializzazione o affrancamento dell’uso civico qualora l'immobile risulti comunque insanabile sotto il profilo urbanistico e paesaggistico. Tale insanabilità si configura quando l’istanza di sanatoria sia stata presentata tardivamente rispetto ai termini previsti dalla legge, quando si sia formato il silenzio-rifiuto non impugnato della Pubblica Amministrazione, o quando il manufatto sorga in aree soggette a stringenti vincoli di tutela (quali parchi nazionali, siti di importanza comunitaria, zone a protezione speciale o vincoli paesaggistici regionali), rendendo di fatto irrilevante l'eventuale regolarizzazione del regime proprietario del suolo rispetto alla persistente illiceità del manufatto

RITENUTO IN FATTO
1.Con ordinanza in data 24 settembre 2025 il Giudice dell’esecuzione di Foggia ha rigettato l’istanza avanzata nell’interesse di Rosanna Tancredi, volta a ottenere la revoca e/o la sospensione dell’ordine di demolizione di un immobile abusivo contenuto nella sentenza del Pretore di Lucera, sezione distaccata di Apricena, in data 27 ottobre 1997 e irrevocabile il 19 novembre 1997.
2.La ricorrente denuncia la violazione di legge, e precisamente dell’art. 2, comma 3, e dell’art. 9 della legge regionale n. 7 del 1998, degli art. 9 e 10 della legge n. 1766 del 1927, del regolamento regionale n. 4 del 2020 in relazione alla valutazione prognostica dei tempi di definizione del procedimento di sdemanializzazione in sanatoria.

CONSIDERATO IN DIRITTO
1.Il ricorso è manifestamente infondato. La prospettazione difensiva, relativa esclusivamente alla procedura di sdemanializzazione, non si confronta affatto con l’ampia ed esauriente motivazione del Giudice dell’esecuzione che ha avuto a oggetto non solo l’analisi dell’uso civico ma anche, e soprattutto, l’insanabilità dell’abuso edilizio. Il Giudice dell’esecuzione ha infatti osservato che, anche ammessa la conclusione favorevole della procedura di affrancamento dell’uso civico, la sanatoria è comunque impossibile per una serie di ragioni non contestate dalla ricorrente: a) l’istanza di sanatoria non è stata presentata nei novanta giorni dall’ordine di demolizione emesso dall’ufficio tecnico comunale in data 13 aprile 1995, ma solo il 22 agosto 2022; b) non è stata evasa positivamente nei successivi sessanta giorni e il silenzio rifiuto non è stato oggetto di impugnazione; b) l’immobile ricade all’interno del Parco nazionale del Gargano, area interessata dal vincolo paesaggistico, dal vincolo ambientale del sito di importanza comunitaria, e di zona a protezione speciale nonché dal vincolo P.P.T.R. 612 BP-Territori costieri. La motivazione dell’ordinanza impugnata è ineccepibile. Sulla base delle considerazioni che precedono, la Corte ritiene pertanto che il ricorso debba essere dichiarato inammissibile, con conseguente onere per la ricorrente, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., di sostenere le spese del procedimento. Tenuto, poi, conto della sentenza della Corte costituzionale in data 13 giugno 2000, n. 186, e considerato che non vi è ragione di ritenere che il ricorso sia stato presentato senza “versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità”, si dispone che la ricorrente versi la somma, determinata, in ragione della consistenza della causa di inammissibilità del ricorso, in via equitativa, di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.

P.Q.M. 
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso, il 12 febbraio 2026.